(Ri)scoprire Nikos Kazantzakis: Zorba il Greco

Molti conoscono il film, con un indimenticabile Antony Quinn. Pochi hanno letto il libro, che Nicola Crocetti tradusse in italiano dal greco nel 2011. Eppure è uno dei capolavori di Kazantzakis: immersi nella luce abbagliante del Mediterraneo, si dispiega davanti a noi l’incontro tra due esseri opposti, che pure si ameranno profondamente: uno, l’intellettuale chiuso nelle pagine dei suoi libri, l’altro vulcanico, traboccante di gioia, impavido davanti alla morte e alle prove terribili della vita. Scritto tra il 1941 e il 1943, pubblicato nel 1946, si tratta di un vero manifesto esistenziale, dove la passione di vivere trionfa non solo sull’astrazione, l’abitudine, la razionalità, ma anche sulle tenebre della guerra.
“Il più delle volte io non parlavo: che cosa poteva dire un ‘intellettuale’ a un drago? Lo ascoltavo raccontarmi del suo villaggio sul Monte Olimpo, delle nevi, dei lupi, di Santa Sofia, della lignite, della magnesite, delle donne, di Dio, della patria e della morte – e all’improvviso, quando era stanco e non ne poteva più delle parole, balzava in piedi, sui grossi ciottoli della spiaggia, e cominciava a ballare”.
La forza che sprigiona da Zorba è generativa e primigenia: una forza inspiegabile razionalmente, che si esprime attraverso la danza. Grazie alla sua vitalità inesauribile e a un’immaginazione da visionario Zorba ha il potere di trasfigurare il reale: “quando Zorba parlava davanti a me si rinnovava la verginità del mondo”. Questo vecchio uomo di sessantacinque anni, “beone, crapulone, lavoratore instancabile, donnaiolo e zingaro”, mantiene la capacità di guardare il mondo con uno sguardo che non cessa di stupirsi e rinnovarsi: la danza, allora, è movimento di vita, “lotta dell’anima per liberarsi dalla carne e lanciarsi con essa, come una meteora, nelle tenebre”.
Lungi dal ridursi a un inno alla gioia, come alcune letture hanno cercato di fare, Zorba il Greco fa parte di quei testi immortali che traggono la loro forza universale dalla capacità di afferrare l’umano nel profondo, con tutti i suoi dubbi e le sue complessità, e di far emergere in ciascuno di noi il potere del riso, dell’ironia, della danza, di Zorba che ruggisce ed esplode, che avanza contro ogni ostacolo per fallire, anche lui, di nuovo, e ogni volta rialzarsi e danzare.








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