Ebraismo e modernità

Hannah Arendt
Feltrinelli, 1993

(dall’Introduzione di Giovanna Bettini)

A distanza di circa quarant'anni dalla pubblicazione dei saggi qui riproposti, l'analisi di Hannah Arendt rimane uno strumento fondamentale per quanti intendano accostarsi alla realtà del conflitto arabo-israeliano. Alla prova della storia, le sue previsioni, o meglio, le sue intuizioni, non solo si sono dimostrate vere, ma dovrebbero costituire un punto di riferimento insostituibile nella ricerca di una soluzione equa e realistica al conflitto in atto in Medio Oriente. Il punto cruciale di questa analisi consiste nel riconoscimento dell'eccezionalità del conflitto e, di conseguenza dell'impossibilità di porvi termine con una pacificazione di tipo tradizionale. La guerra tra Israele e il mondo arabo non è una normale guerra tra Stati, combattuta per definire nuove frontiere o per delimitare ambiti di sovranità, ma uno scontro tra due grandi movimenti nazionali, tra due popoli che si combattono per la stessa terra e per una causa identica: ricostruire un'identità in frantumi. La causa profonda del conflitto, la rivendicazione palestinese, potrà essere rimossa solo grazie ad un reciproco riconoscimento delle due parti. Se questo non dovesse verificarsi, nessun intervento straniero o tentativo di mediazione potrà riuscire di qualche utilità.

Il significato profondo di queste considerazioni e dell’intera riflessione di Hannah Arendt sulla questione ebraica può essere colto pienamente solo in riferimento alle categorie generali della sua filosofia politica. L’ideale dell’isonomia, l’uguale partecipazione dei soggetti all’esercizio della politica, presuppone l’esistenza di una sfera pubblica comune, di un mondo condiviso, dove tutti i membri, pur occupando posizioni distinte e irriducibili, scelgano di porsi come pari, agendo indipendentemente dalla loro particolare condizione privata e dalla loro appartenenza ad una comunità tradizionale. L’isonomia presuppone, in altri termini, la condizione della pluralità, intesa come il luogo di unificazione delle molteplici prospettive dei singoli individui e, in quanto tale, come il luogo di fondazione e di salvaguardia dell’agire politico.

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