NATURALE – STRUMENTALE – UMANA - MONDANA I percorsi musicali nella Divina Commedia

Maria Chiara Mazzi
Sabato 4 dicembre 2021
CostArena Via Azzo Gardino 48 Bologna

Quando pensiamo a Dante e alla musica, il nostro  ricordo va subito alle pagine che nell’Ottocento e nel  Novecento si sono ispirate a celebri episodi della Divina Commedia, come quello di Paolo e Francesca o di  Gianni Schicchi. E invece è davvero incredibile pensare quanto il celebre poema sia inondato di suoni e di  note, di strumenti e di balli, e questo dall’Inferno al  Paradiso. I tre mondi ultraterreni raccontati da Dante  non sono silenziosi, ma i rumori e le musiche si distribuiscono sui gradini della concezione musicale medievale considerata in senso ascendente: dal campionario punitivo dell’Inferno fino all’armonia delle sfere  del Paradiso. Dante ha una perfetta conoscenza delle antiche teorie filosofiche e pratiche sulla musica, e  cita in maniera precisa brani musicali della sua epoca,  sacri e profani, definendo esattamente anche le tecniche compositive e gli strumenti musicali. Nel Purgatorio incontra addirittura un suo “arrangiatore”, l’amico  e musicista Casella, al quale era solito affidare i suoi versi più famosi perché li mettesse in musica!

Entrato nel regno dei morti, Dante è investito da suoni  aspri e sgraziati: 

Quivi sospiri, pianti e alti guai 

risonavan per l’aere sanza stelle, 

per ch’io al cominciar ne lagrimai.  

Diverse lingue, orribili favelle, 

parole di dolore, accenti d’ira, 

voci alte e fioche, e suon di man con elle  facevano un tumulto, il qual s’aggira  

sempre in quell’ aura sanza tempo tinta,  come la rena quando turbo spira. 

(Inf. III, 22-30) 

Nel Purgatorio la musica fa la sua apparizione sotto  forma di canto. Il primo canto che le anime odono al  loro arrivo sulla spiaggia è intonato da Casella:

E io: “Se nuova legge non ti toglie  

memoria o uso a l’amoroso canto 

che mi solea quetar tutte mie doglie,  

di ciò ti piaccia consolare alquanto  

l’anima mia, che, con la sua persona  

venendo qui, è affannata tanto!”.  

‘Amor che ne la mente mi ragiona’  

cominciò elli allor sì dolcemente, 

che la dolcezza ancor dentro mi suona.  

(Purg. II, 106 – 114) 

Il Paradiso è fatto di suoni trasfiguranti in luce: suono, luce, movimento, si fondono in una sintesi suprema di inebriante e indicibile bellezza: 

E come giga e arpa, in tempra tesa 

di molte corde, fa dolce tintinno 

a tal da cui la nota non è intesa, 

così da’ lumi che lì m’apparinno  

s’accogliea per la croce una melode 

che mi rapiva, sanza intender l’inno.  

(Par. XIV, 118 – 123) 

Inoltriamoci nel paesaggio sonoro e musicale della Commedia.

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